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Cor-rispondenze

lunedì 8 aprile 2013

Maturità rinviata


 
Caro professore,
La avviso già che in questa lettera non riuscirò ad affrontare tutta la tematica che avrei bisogno di sottoporre al suo giudizio. È troppo complessa e grande, inoltre non sono per niente bravo a scrivere. Dopo questa breve premessa, per cui spero mi perdonerà, vorrei parlarle della maturità; non l’esame che dovrò affrontare fra un anno, ma quella che dovrebbero acquistare i ragazzi con il passare del tempo. Essi preferiscono lasciarla da parte, vivere spensierati e non prendere decisioni troppo importanti. A loro parere tutto questo è troppo difficile, meglio comportarsi da bambini, “seguendo” le indicazioni dei genitori e facendo azioni molto stupide. Perché prendersi le proprie responsabilità e ragionare sui fatti e sulle cose, quando è molto più semplice lasciar andare tutto e farsi guidare dagli altri? Gli episodi che mi hanno dato la scossa sono tanti, sin troppi. Diventano un peso sempre maggiore. Perché non si può diventare responsabili? Trovo che il vero coraggio sia quello di prendersi le proprie responsabilità, non continuare a essere piccoli.
Marco (4E)

Caro Marco,
Nel 1784 Immanuel Kant pubblica un piccolo scritto dal titolo: “Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?(Beantwortung der Frage: Was ist Aufklärung?). È una meravigliosa sintesi sull’Illuminismo o, più semplicemente, sul significato di quello che tu chiami “non continuare a essere piccoli”. Per Kant le cause per cui le persone rimangono volentieri minorenni sono “la pigrizia e la viltà”. In fondo, scrive l’autore, “è tanto comodo essere minorenni!”: investiamo gli altri della capacità di pensare per noi, fino a non avere più il problema di pensare da soli. Deleghiamo per non esporci a rischi o per non pregiudicare scelte future, e così altri si ergono a nostri tutori con grande facilità. Kant invita invece a diventare uomini liberi che ragionano da soli e si assumono responsabilità. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza” è il cuore della sua riflessione sull’Illuminismo. Il filosofo si chiede anche se gli uomini vivano già in un’età illuminata, e risponde di no, ma che fortunatamente è stato aperto il campo “per lavorare ad emanciparsi”, per uscire da uno stato di “minorità” imputabile solo all’uomo stesso. Circa novant’anni dopo, anche Nietzsche nella “Terza considerazione inattuale”, intitolata “Schopenhauer come educatore” (1875), narra che ad un viaggiatore, che aveva visitato molti paesi, conosciuto molti popoli e esplorato vari continenti, venne chiesto quale qualità de­gli uomini avesse ritrovato ovunque. Pare che egli abbia risposto: “hanno una tendenza alla pigrizia”. Nietzsche ritiene che avrebbe anche potuto rispondere, in modo più giusto e più valido: “sono tutti dei paurosi” che “si nascondono dietro co­stumi e opinioni”. Come vedi l’incapacità di assumersi responsabilità non è solo una questione contemporanea o generazionale, ma è una consuetudine che è stata presa di mira molte volte nella storia. Anche gli uomini che dovrebbero essere “maturi” per “natura” (naturaliter maiorennes, direbbe Kant) pensano e agiscono come “gregge”. Nel linguaggio kantiano la maturità individuale è il passaggio dall’eterodirezione (essere guidati da altri) all’autonomia. In fondo, essere responsabili (responsabilità deriva de respondeo, ossia rispondere) significa essere in grado di motivare in modo razionale le proprie azioni di fronte alla collettività. Dare conto agli altri senza sotterfugi e senza ignorare le conseguenze delle proprie condotte. Il sociologo statunitense Barrington Moore jr. diceva che se è difficile resistere alla pressione del “gregge”, che in qualche modo diventa l’autorità alla quale ci si sottomette, le persone riescono più facilmente ad assumersi responsabilità individuali quando riscontrano la vicinanza e il sostegno di altri sog­getti che percepiscono come pari. Le coscienze sgravate di responsabilità scoprono negli esempi positivi – soprattutto tra coetanei – forti motivazioni per trovare (o ri-trovare) il coraggio di diventare “mature”.
Un caro saluto,
Alberto

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