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Cor-rispondenze

giovedì 4 giugno 2009

I gemelli


Caro professore,

Quello tra gemelli è un rapporto profondissimo, quasi indescrivibile. Con il tuo gemello instauri un rapporto ancora prima di nascere. Già nella pancia della mamma giochi, hai un contatto fisico con lui, condividi il cibo e, alla fine, quando è l'ora, insieme a lui vieni al mondo. Ma il rapporto rimane ancora stretto, con il tuo gemello fai i primi passi, con il tuo gemello parli (quando ancora nessuno ti capisce lui parla la tua stessa lingua), con il tuo gemello affronti il tuo primo giorno di asilo e poi di scuola. E poi, nell'adolescenza, almeno nella sua prima parte, lui è il tuo compagno più fedele, non esci mai da solo, hai sempre qualcuno accanto e il gemello rappresenta il tuo stesso pensiero, quando parli col tuo gemello rifletti ad alta voce con te stesso, quando abbracci il tuo gemello è come se abbracciassi te stesso; col gemello condividi il giorno del tuo compleanno, tutte le fasi della crescita, il gemello è un complice, un compagno di scherzi e di risate intrattenibili; il gemello è il tuo sostegno, il tuo cuscinetto nel mondo e allo stesso tempo anche tu lo sei per lui. La tua regola è: " toccami tutti, ma non il mio gemello ". Il gemello è quello per cui pensi: " senza di lui la mia vita non avrebbe senso, la mia esistenza non sarebbe lecita ". Poi arriva l'adolescenza, e la situazione cambia, basta un ragazzo e un rapporto nato prima della vita stessa si scioglie, o almeno si allenta. Com'è possibile che una persona esterna, che non può neppure immaginare un rapporto del genere, possa mettere in crisi o almeno allontanare due gemelli che hanno vissuto fino a quel momento dipendendo l'uno dall'altro?
Elisa

Cara Elisa,
i gemelli scoprono se stessi nello specchio dell'altra persona: d'altra parte sono uno stesso corpo a distanza. Ciò che agli altri è precluso, ossia la visione di sé nelle relazioni con il mondo, per voi è stato possibile. Vi siete immaginate l'una nell'altra, vi siete osservate e conosciute. La prima consapevolezza ad emergere è stata quella di avere un corpo comune, entrambe avete visto lo stesso corpo crescere parallelamente, mentre la soggettività per molto tempo vi è sembrata unica. Nessuna di voi può dire che cosa dell'altra abbia contribuito a costruire la propria identità, perché finora avete vissuto in simbiosi. Tutto è stato in riferimento all'altra persona: le abitudini, il carattere, le conoscenze, i punti di riferimento, l'appoggio psicologico. Mentre negli altri adolescenti l'identità deriva da un lungo processo di conferme, in voi l'identità è stata narrata nello specchio della gemella: la tua gemella ti ha consentito di osservare ciò che in te permaneva e ciò che mutava nel tempo. Fino ad ora avete avuto una soggettività comune: i confini di te stessa ti erano dati dall'altra persona e l'altra persona ti ha permesso di essere consapevole di te. Quando una della due ascoltava l'altra, ascoltava se stessa e la comprensione era quasi immediata. L'immagine dell'altra ti ha dato forza, la tua gemella è stata la tua mediazione verso il mondo, ciò che ti ha permesso di avvicinarti e di allontanarti dal prossimo, di interpretarlo. Penso che persino sentir la sua voce sia stato udire il prolungamento della tua, perché quando una della due taceva, il pensiero continuava nella voce dell'altra e il discorso, anche quando la parola era trattenuta nel silenzio, permaneva sullo stesso tono. Quando hai colto certi aspetti di tua sorella, in realtà hai scoperto aspetti di te; osservando lei hai compreso le tue caratteristiche. Nel suo volto e nel suo corpo hai sempre avuto a disposizione la tua oggettivazione. Tutto era significativo, perché raddoppiato e sottolineato dall'altra. Come una risata ha senso se è vissuta in due, se è con-divisa, così tutte le vostre esperienze sono state vissute con questa eco e dunque sono state amplificate, vissute con intensità e prolungate nel tempo. Il tempo era veramente durata: perché tutto si dilatava e si conservava a lungo nella memoria comune.
L'identità condivisa è dunque un legame fortissimo, indissolubile, però questa unità condivisa, che offre molti vantaggi (protezione verso il mondo, sostegno nei confronti delle avversità, condivisione dei momenti belli), a partire dall'adolescenza deve lasciare spazio al processo di individuazione. Il legame profondo rimane, ma bisogna andare verso la vita e ognuna di voi deve cercare la propria identità non nello specchio dell'altra, ma nelle relazioni con il mondo.
È certamente un cambiamento difficile, enorme.
L'altra, d'altra parte, è sempre stata presente; vivendo con lei non eri mai da sola, sia quando era presente sia quando era assente eri comunque certa di ritrovare dopo poco tempo la sua presenza per condividere emozioni e idee. Come dici tu, una gemella non è solo una presenza psicologica, ma è anche una presenza fisica che ti accompagna e ti sostiene: ti accompagna quando esci e pertanto ti protegge dalla solitudine.
Oltre l'unione tra due persone, però, deve emergere anche la specificità. Per lungo tempo la tua gemella è rimasta con-fusa con te. In realtà non è mai stata completamente altro da te. Ma il processo di individuazione è personale. La parola individuo ricorda proprio ciò che “non si può più dividere”, e per diventare individuo ognuno deve intraprendere la propria strada. Per quanto l'altro sia vicino, sia davanti a noi, sia sentito come unico, l'altro non sei tu, l'altro non può ostacolare il progetto della tua realizzazione che dipenderà dalla tua autodeterminazione. Ogni essere umano deve disegnare se stesso, la propria vita e può fare questo solo quando dalla relazione a due si intrecciano relazioni con altre persone. Per cui finisce l'identificazione completa con l'altra persona (un continuo te stesso), e si incontra veramente l'alterità negli altri. Gradualmente, ci si emancipa dalla fusione; gradualmente, si abbandona la protezione dell’altro (di questo soggetto allargato) e si va incontro alla vita vera. Nell’incontrare il mondo, ora che sei nell’adolescenza, l'altro ti può infondere fiducia, può sorreggere la tua fragilità, può farti sentire il suo sostegno in certi momenti, ma non può sostituirsi alle tue scelte e alla tua vita.
L’altro, come dici tu, è necessario, imprescindibile “senza di lui la mia vita non avrebbe senso, la mia esistenza non sarebbe lecita”, l’altro è infatti la nostra coscienza di esistere. Ma l’autosufficienza che hai provato nel rapporto con la tua gemella è illusoria: è ancora, come accade a Narciso, l’immagine riflessa di te stessa ad essere scambiata con l’altro. Nella tua gemella scorgi ancora il tuo riflesso.
Il legame cambia perché si trasforma, ossia assume una nuova forma. Lo specchio che rifletteva la tua immagine rischia ora di farti soffocare. Entrambe ora dovete fare la vostra vita e tracciare il vostro personale percorso. Per fare questo devi prendere, per certi aspetti, le distanze da tua sorella, per poter realizzare la tua vita, per evitare che l’eccessiva fusione con lei ti appiattisca su di lei. Occorre ora che ognuna di voi segua la propria indole e la propria volontà, perché senza differenziazione non c'è vita autentica. Se la tua gemella fino ad ora è stata il perimetro del tuo mondo, un privilegio che ti ha permesso di navigare nella sua identità come se fosse la tua, adesso entrambe dovete uscire da questo specchio, dalla proiezione di voi stesse nell'altra che vi ha aiutato a rafforzarvi. Per fare questo, il legame originale deve allentare la sua presa, perché là dove c'è un tutto non è possibile alcuna crescita. Allora è necessario che quel cordone ombelicale che vi tiene in vita prenda una nuova forma. I tempi della vita sono diversi: gli incontri importanti, gli affetti, gli obiettivi da raggiungere. Ovviamente, ognuna avrà i suoi tempi: non ci si fidanza contemporaneamente, non si incontrano nello stesso tempo persone significative. Ora ognuna di voi guarderà l’altra e imparerà anche ad attendere il proprio turno, il proprio momento. Il legame, dopo qualche periodo di incertezza, si farà ancora più profondo, perché dopo l’unità (passiva) della fusione originaria, conquisterete una nuova unità (attiva) nella diversità.


Un caro saluto,

Alberto

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