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Cor-rispondenze

lunedì 11 novembre 2013

Una profonda amicizia


 
Caro professore,
aveva chiesto a me (Stefania) e ad Alessia una riflessione fatta insieme sui nostri fogli scritti, su cosa significava la nostra amicizia. Eccola. “È come un grande amore, solo mascherato un po’”. Questa è la frase con cui Alessia ha postato la nostra foto insieme su un social network. Poche parole, sufficienti per descrivere ore e ore di momenti trascorsi insieme. La nostra vita la immaginiamo su quattro pali, a due a due paralleli. Ogni coppia è collegata tramite una fune. Su una fune ci sta Frubi (Alessia), sull’altra ci sta Picci (Stefania). Siamo sospese, vediamo il cielo a pochi passi da noi. Ci teniamo per mano, il nostro viaggio si fa in due. La consapevolezza di poter scivolare da un momento all’altro, la voglia di raggiungere una meta, qualunque essa sia, INSIEME. È tutta una questione di fiducia: riponi i tuoi pensieri, i tuoi dubbi, le tue paure, i tuoi sogni, le tue gioie all’interno della medesima persona. Se questa persona ti abbandona cadi, un volo da un’alta quota. Il male è inevitabile, il male lo si sente già durante le piccole discussioni che portano in bilico il “viaggio”, in cui la stretta di mano non è più salda. E allora basta uno sguardo, basta ritrovare l’intesa, e si continua. Si continua a camminare, ad affrontare giorno per giorno i nostri piccoli grandi problemi. Un’altra frase descrive quella che è la nostra amicizia: “In qualunque posto sarò, in qualunque posto sarai, tra le cose che vivi io per sempre vivrò”. È un pezzo del ritornello di una canzone della Pausini. Ore e ore al telefono insieme, discoteca insieme, cinema insieme, gite insieme, pizza feste insieme, da “Grom” insieme, a scuola insieme, compleanni insieme, compiti delle vacanze insieme. Un esempio? Stefania ad un compleanno e Alessia ad un’altra festa. Uno dei pochi sabati sera non insieme e… 45 minuti al telefono a raccontare l’una all’altra che sta succedendo! Questa è amicizia, sì! E ne siamo convinte, indipendentemente da giudizi altrui. I fogli che scriviamo sono una delle tante prove.
Alessia e Stefania, IVB

Care Alessia e Stefania,
L’idea di tenere un diario è già di per sé un’idea bellissima. Ma oggi, nell’epoca di Twitter, dove talvolta i messaggi durano “un cinguettìo” e non si ha tempo di meditare su ciò che accade, perché tutto si disperde rapidamente nel chiacchiericcio, è bello apprendere che qualcuno trova il tempo per concedersi alla scrittura, per recuperare magari tra qualche anno, riflessioni, memorie e indizi della propria vita adolescenziale. Nel vostro caso si tratta di un meraviglioso diario parallelo a quattro mani che si arricchisce giorno dopo giorno di pagine lunghissime scritte in modo molto fitto. Non avevo mai considerato un diario-tandem, ma a scuola mi avete mostrato un’enciclopedia-papiro che vi tiene incollate in una riflessione congiunta su ciò che accade. Nel linguaggio comune si dice: «chi confida un segreto “si confida”». Significa che non solo trasmette un’informazione riservata, ma “confida se stesso”, ossia consegna la propria intimità all’altro e nell’intimità la propria identità. La vostra confidenza è come il movimento dell’onda: il dialogo ininterrotto consente una doppia valutazione degli eventi e una condivisione razionale ed emotiva dei vissuti. Grazie all’amicizia vi siete avvicinate e in questo palpito parallelo avete creato un’interdipendenza costituiva che attraverso il filo sottile, ma profondo, della scrittura oggi vi lega ancora di più. L’estrema vicinanza della voce dell’amica (l’alterità) è stata metabolizzata nel “dialogo interno”, quello che ogni persona intrattiene con se stessa. La vostra identità è dunque strutturalmente e non solo occasionalmente dialogica. Accogliete la vita insieme, come due parti di un unico respiro e attraverso la comunicazione assidua costruite il vostro sguardo sul mondo. A volte chi scrive un diario lo fa per lamentarsi o per sfogarsi. Voi lo fate per partecipare della vita emotiva e per capire. E mi insegnate allora che comprendere (cum-prendere) non vuol dire solo “tenere insieme”, ma anche “afferrare insieme”. Credo che sia bellissimo sostare là dove nascono le idee, si avvertono i sentimenti, si assapora un’interpretazione nel suo originarsi. Perché il pensiero è sempre dialogico. È dal due che si costruisce l’uno: dal dialogo si generano pensieri, si compone l’identità, si accoglie la differenza come parte di sé. Siete fortunate di poter partecipare di questo «amore un po’ mascherato».
Un caro saluto,
Alberto

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