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Cor-rispondenze

sabato 15 giugno 2013

Libri per le vacanze


PROPOSTE DI LETTURA
(almeno un libro tra i seguenti) 

  1. AA. VV., Vivere la democrazia, Curatore Gallina, E.,  EGA-Edizioni Gruppo Abele, 2013, 176 p., euro 13,00;
  2. Bauman Zygmunt, Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido, Laterza, 2012, 212 pp., ;
  3. Bauman Zygmunt, Danni collaterali, Laterza, 2013, euro 15,00;
  4. Bettini Maria, Quattro modi dell'amore, Laterza, 2012, euro 11.90; 
  5. Bianchi Enzo, Fede e fiducia, Einaudi, 2013, euro 10,00;
  6. Civita Alfredo, L'inconscio, Carocci, 2011, euro 11,00;
  7. Cosmacini Giorgio, Compassione, Il Mulino, 2012, euro 12,00;
  8. Curi Umberto, Via di qua. Imparare a morire, Bollati Boringhieri, 2011, euro 16,50;
  9. Curi Umberto, Passione, Raffaello Cortina, 2013, euro 13.00; 
  10. De Monticelli Roberta, La questione civile, Raffaello Cortina, 2011, euro 13,50;
  11. De Monticelli Roberta, La questione morale, Raffaello Cortina, 2010, euro 14.00;
  12. Eagleton Terry, Il senso della vita (una introduzione filosofica), Ponte delle Grazie, 2011, euro 15,00;
  13. Flores D'arcais Paolo-Mancuso Vito, Il caso o la speranza? Un dibattito senza diplomazia, Garzanti, 2013, euro 14.00;
  14. Fornaro Sotera, Antigone. Storia di un mito, Carocci, 2012, euro 17,50;
  15. Forti Simona, I nuovi demoni, Feltrinelli, 2012, euro 35,00;
  16. Fusaro Diego, Coraggio, Raffaello Cortina, 2012, euro 12,00;
  17. Galimberti Umberto, Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, 2012, euro 18,00;
  18. Gallino Luciano, La lotta di classe dopo la lotta di classe, Laterza, 2012, euro 12.00;
  19. Givone Sergio, Metafisica della peste. Colpa e destino, Einaudi 2012, euro 22.00;
  20. Gros Frederic, Andare a piedi. Filosofia del camminare, Garzanti 2013, euro 14,90;
  21. Hammond Claudia, Il mistero della percezione del tempo, Einaudi 2013, euro 18,50;
  22. Kandel Eric R., L'età' dell'inconscio. Arte, mente e cervello dalla grande Vienna ai giorni nostri, Raffaello Cortina, 2012, euro 39,00; (libro bellissimo, per i coraggiosi)

  1. Latouche Serge, Usa e getta. Le follie dell'obsolescenza programmata, Bollati Boringhieri, 2013, euro 14,50;
  2. Lecaldano Eugenio, Simpatia, Raffaello Cortina, 2013, euro 13,00;
  3. Loewenthal Elena, Vita, Raffaello Cortina, 2012, euro 12,00;
  4. Mancuso Vito, Obbedienza e libertà. Critica e rinnovamento della coscienza cristiana, Fazi, 2012, euro 15,00;
  5. Martinelli Riccardo, I filosofi e la musica, Il Mulino 2013, euro 13,00;
  6. Marzano Michela, Avere fiducia. Perché è necessario credere negli altri, Mondatori 2012, euro 17,50;

  1. Mordacci Roberto, Rispetto, Raffaello Cortina, 2012, euro 12,00;
  2. Morreall John, Filosofia dell'umorismo. Origini, etica e virtù della risata, Sironi 2011, euro 18,00;
  3. Natoli Salvatore, Semeraro Michael Davide, Dolore, Il Margine 2013, euro 7,00;
  4. Ogien Ruwen, Del profumo dei croissants caldi e delle sue conseguenze sulla bontà umana. 19 rompicapi morali, Laterza 2012, euro 16,00;
  5. Pinotti Andrea, Empatia. Storia di un'idea da Platone al Postumano, Laterza 2011, euro 20,00;

  1. Pisu Renata, Né dio né legge. La Cina e il caos armonioso, Laterza 2013, euro 15,00;
  2. Popper Karl R., La libertà è più importante dell'uguaglianza, Armando Editore, 2012, euro 10,00;
  3. Ratzinger Benedetto XVI, Dove era dio? Il discorso di Auschwitz, Mondatori 2012, euro 10,00;
  4. Ravasi Gianfranco, Guida ai naviganti. Le risposte della fede, Mondadori 2012, euro 18,00;
  5. Reale Giovanni, Veronesi Umberto, Responsabilità della vita. Un confronto fra un credente e un non credente, Bompiani 2013, euro 13,00;
  6. Tagliapietra Andrea, Sincerità, Raffaello Cortina, 2012, euro 12,00;
  7. Warburton Nigel, Libertà di parola. Una breve introduzione, Raffaello Cortina 2013, euro 13,00;
  8. Aime Marco, Bartezzaghi Stefano, Bauman Zygmunt, Boella Laura, Natoli Salvatore, Niola Marino, Zamagni Stefano, Zoja Luigi, Dono, dunque siamo. Otto buone ragioni per credere in una società più solidale, Utet 2013, euro 12,00;
  9. Nadler Steven, Un libro forgiato all'inferno. Lo scandaloso trattato di Spinoza e la nascita della secolarizzazione, Einaudi 2013; euro 30,00; (bellissimo);
Un libro forgiato all'inferno

43. Uson Clara, La figlia, Sellerio 2013, euro 16,00; (romanzo storico bellissimo)

La figlia



Libri di filosofia consigliati per la classe IIIa 

1. AA.VV., Della bella morte. Tra eroismo, onore, dignità: la libertà di morire nel mondo antico, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2008, pp. 160, € 5,00. 



2. Abelardo Pietro, Storia delle mie disgrazie. Lettere d'amore di Abelardo e Eloisa, Garzanti Libri, 2007, pp. 473, € 12,00.


Storia delle mie disgrazie. Lettere d'amore di Abelardo e Eloisa - Pietro Abelardo - copertina

3. Agostino (sant'), Le confessioni, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2007, pp. 418, € 12,00.




4. Agostino (sant') (è un cd da ascoltare), Nutre la mente solo ciò che rallegra. Le «Confessioni» di Sant'Agostino. Con CD Audio, Vita e Pensiero, 2007, pp. 139, € 20,00.

5. Aristotele, Etica nicomachea, Laterza, 2005, testo a fronte, € 14,50.




6. Davico Bonino G., Il libro dell'amicizia, Bur, 2005, pp. 572 (brani a scelta), € 10,80.

7. Epicuro, Lettera sulla felicità, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2007, pp. 47, € 5,00.




8. Epitteto, Manuale, SE, 2009, pp. 72, € 5,00.. o nell'edizione Einaudi...




9. Lucrezio Caro Tito, Vivere laico, Mondadori, 2007, pp. 83, € 7,00.


9.1 Lucrezio Caro Tito, La natura delle cose, Milano, Feltrinelli 2007, pp. 472, € 11, 00.



10. Marco Aurelio, La libertà interiore, Mondadori, 2006, pp. 118, € 7,00.


10.1 Marco Aurelio, I ricordi, Torino, Einaudi 2015, pp. 210, € 11,00.




11. Platone, Apologia di Socrate, Laterza, 2008, pp. 139, € 7,50.



12. Porfirio, Contro i cristiani, Bompiani, 2009, testo a fronte, € 20,00.

13. Seneca, La serenità, Mondadori, 2006, pp. 43, € 7,00.





Libri di filosofia consigliati per le classi III A e IV A


1. AA.VV., Che cosa vuol dire morire. Sei grandi filosofi di fronte all'ultima domanda, Einaudi, 2010, pp. 168, € 15,00.




2. AA.VV., Perché siamo infelici, Einaudi, 2010, pp. 184, € 13,50.





3. Antiseri Dario, Laicità. Le sue radici, le sue ragioni, Rubbettino, 2010, pp. 85, € 14,00.




4. Bauman Zygmunt, Consumo, dunque sono, Laterza, 2010, pp. 198, € 8,50.



5. Bettetini Maria, Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio, Raffaello Cortina, 2001, pp. 157, € 12,00.

6. Bettini Maurizio, Alle porte dei sogni, Sellerio, 2009, pp. 220, € 12,00.

7. Bobbio Norberto, Eguaglianza e libertà, Einaudi, 2009, pp. 98, € 7,50.




8. Bocchiaro Piero, Psicologia del male, Laterza, 2009 pp. 129, € 12,00.




9. Cosmacini Giorgio, Testamento biologico. Idee ed esperienze per una morte giusta, Il Mulino, 2010, pp. 123, € 11,50.




10. Curi Umberto, Miti d'amore. Filosofia dell'eros, Bompiani, 2009, pp. 381, € 12,00.

11. Flores D'Arcais Paolo, A chi appartiene la tua vita?, Ponte delle Grazie, 2009, pp. 158, € 12,50.

12. Natoli Salvatore, Guida alla formazione del carattere, Morcelliana, 2006, pp. 96, € 10,50.

13. Natoli Salvatore, Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, 2005, pp. 165, € 7,00.

14. Nietzsche Friedrich, Lettere da Torino, Adelphi, 2008, pp. 269, € 15,00.




15. Nietzsche Friedrich, Verità e menzogna, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2006, pp. 185, € 9,00.



16. Nietzsche Friedrich, Schopenhauer come educatore, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2004, pp. 157, € 8,00.



17. Ravasi Gianfranco, Breve storia dell'anima, Mondadori, 2009, pp. 341, € 10,50.




18. Schmid Wilhelm, Felicità, Fazi editore, 2009, pp. 38, € 14,50.




19. Zagrebelsky Gustavo, Imparare democrazia, Einaudi, 2007, pp. 120, € 8,62.

20. Zimbardo Philipp, L'effetto Lucifero. Cattivi si diventa?, Raffaello Cortina, 2008, pp. 769 (brani a scelta), € 34,80.




Libri di filosofia consigliati per la classe IV A


1. Galilei Galileo, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 2008, pp. 907, € 15,00. 




 1.1 Galilei Galileo, Il saggiatore, Milano, Feltrinelli 2015, pp. 334, € 12,00. 



2. Galilei Galileo, Sidereus nuncius. Testo originale a fronte, Marsilio, 2001 , pp. 248, € 14,00.




3. Hume David, Storia naturale della religione, Bari, Laterza, 2007, pp. 153, € 7,00.




4. La Rochefoucauld François de, Massime, Milano, Feltrinelli, 2014, 365, € 13,00.




5. Marchetti A., Moralisti francesi. Classici e contemporanei, Bur, 2008, pp. 723 (brani a scelta), € 5,60.



6. Montaigne Michel de, Il benessere fisico e spirituale, Mondadori, 2006, pp. 145, € 7,00.

7. Montaigne Michel de, Della saggezza, Rubbettino, 2006, pp. 138, € 10,00.

8. Pascal Blaise, Pensieri, Garzanti Libri, 2007, pp. 517, € 12,50.




9. Schopenhauer Artur, Consigli sulla felicità, Mondadori, 2006, pp. 143, € 7,00.


Libri di storia consigliati per le classi III A e IV A



1. Anders Günther, Discesa all'Ade. Auschwitz e Breslavia, 1966, Bollati Boringhieri, 2008, pp. 175, € 16,00.



2. Anders Günther, Noi figli di Eichmann, La Giuntina, 1995, pp. 108, € 10,00.







3. Arendt Hannah, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, 2003, pp. 320, € 9,50.




4. Deaglio Enrico, La banalità del bene. Storia di Giorgio Perlasca, Feltrinelli, 2003, pp. 136, € 5,68.




5. Florenskij Pavel A., Non dimenticatemi. Le lettere dal gulag del grande matematico, filosofo e sacerdote russo, Mondadori, 2006, pp. 419, € 10,40.




6. Grossman Vasilij, L' inferno di Treblinka, Adelphi, 2010, pp. 79, € 6,00. 




7. Hachiya Michihiko, Diario di Hiroshima, SE, 2005, pp. 254, € 19,00.




8. Hausner Gideon, Sei milioni di accusatori. La relazione introduttiva del procuratore generale al processo Eichmann, Einaudi, 2010, pp. 189, € 8,62.




9. Levi Primo, Se questo è un uomo, Einaudi, 2005, pp. 209, € 9,80.




10. Levi Primo, I sommersi e i salvati, Einaudi, 2007, pp. 197, € 9,00.




11. Revelli Nuto, L'anello forte, Einaudi, 2005, 400, € 14,00.




12. Revelli Nuto, La guerra dei poveri, Einaudi, 2005, 420, € 12,50.



La guerra dei poveri - Nuto Revelli - copertina

13. Revelli Nuto, Il mondo dei vinti, Einaudi, 2005, pp. 436, € 12,80.

14. Rigoni Stern Mario, Il sergente nella neve, Einaudi, 2008, pp. 139, € 8,50.




15. Schneider Helga, Il rogo di Berlino, Adelphi, 1998, pp. 229, € 9,00.




16. Sereny Gitta, In quelle tenebre, Adelphi, 1994, pp. 519, € 13,00.

17. Vonnegut Kurt, Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini, Feltrinelli, 2005, pp. 196, € 7,00.

18. Weiss Peter, L'istruttoria, Einaudi, 2007, pp. 251, € 13,80.

lunedì 10 giugno 2013

Clara Usón, La figlia, Palermo, Sellerio 2013, pp. 488, euro 16,00



Clara Usón, La figlia, Palermo, Sellerio, 2013, pp. 488, euro 16,00.

«Il rifiuto della differenza» era considerato dallo studioso Stefano Bianchini – specialista di storia balcanica contemporanea – il tratto dominante della guerra inter-jugoslava. E da questo rifiuto della diversità abbiamo assistito dal 1991 al 1995 ad un conflitto tra culture politiche che ha prodotto massacri e violenze inauditi. Clara Usón racconta la storia del conflitto nell’ex-Jugoslavia con un romanzo storico potente, che fa comprendere attraverso la vita di Ana la tragedia della guerra, le mistificazioni dell’informazione, i crimini efferati, i tratti salienti dei protagonisti ironicamente chiamati “eroi”. Ana è la figlia generale Mladić, la migliore alunna del corso di medicina di Belgrado, l’orgoglio del padre. Vive in Macedonia fino a 19 anni, poi si trasferisce a Belgrado per studiare; con l’amica Nadica prepara le lezioni e passa molte notti in bianco per preparare gli esami. Vuole essere degna del padre, far sì che egli sia orgoglioso dei suoi successi. Sente fortemente l’appartenenza alla propria nazione e detesta coloro che non manifestano sufficiente attaccamento alla propria cultura. Tuttavia, al ritorno da un soggiorno a Mosca, non è più la stessa, afferra la Zastava, la pistola di famiglia e decide di morire. Ha solo ventitré anni. Forse ha capito chi è il padre e ha intravisto in lui qualcosa di spaventoso. Ha compreso che l’eroe, il genitore premuroso, è invece un criminale terribile, responsabile di azioni nefande: dall’assedio di Sarajevo, alla pulizia etnica in Bosnia, al massacro di Srebrenica. E che una terribile accusa di genocidio grava su di lui. La scrittrice, intrecciando storia e creatività letteraria, ripercorre i tratti peculiari della guerra, rivela l’ego e l’alter-ego dei protagonisti (Slobodan Milošević, Radovan Karadžić e Ratko Mladić), e narra la progressiva perdita di innocenza della ragazza. A Sarajevo, in fondo, è stata anch’essa vittima della propaganda della “slobovisione”, perché era addirittura convinta che non fossero stati i Serbi ad accerchiare Sarajevo, ma i musulmani ad assediarla dall’interno, e che i turchi fossero riusciti ad ingannare la Nato, per far cacciare i Serbi dalla Bosnia. «Tu non hai nessuna colpa delle atrocità compiute da quegli psicopatici di Karadžić e Mladić» (p. 233), dice un’amica ad Ana, dopo aver visionato con lei alcuni documentari sulle violenze perpetrate dai serbi nei confronti dei musulmani a Sarajevo. Ma Ana ascolta le registrazioni e sente la voce di un uomo che ordina efferatezze. È quella del padre. Porta dentro di sé un peso insopportabile: essere la figlia dell’uomo che ha comandato i massacri contro i civili. La tragedia ricorda lo choc analogo che ebbe il figlio di Eichmann, quando comprese chi era il padre. Günther Anders, che cercò di interpretare tale sconcerto, scrisse “l'origine non è una colpa. Nessuno è artefice della propria origine, neppure lei”. Ma il disincanto qui conduce ad un altro esito: la sovrapposizione di due immagini, quella del padre affettuoso e quella dell’uomo che ha compiuto crimini contro l’umanità non conduce alla rimozione, ma alla destabilizzazione esistenziale. Un libro splendido, una scrittura eccellente. Una storia vera.
un caro saluto,
Alberto

lunedì 3 giugno 2013

Il "per sempre" non esiste

File:Guérin Énée racontant à Didon les malheurs de la ville de Troie Louvre 5184.jpg


Caro professore,
ormai sono quasi due anni che i miei genitori si sono separati e questa separazione mi è servita a crescere e a farmi riflettere. Se prima vivevo nel mondo dei sogni, ora sono più realista e ho una visione più chiara della situazione. Ci sono stata male, ma ora ho capito che nulla può durare per sempre. Io penso che un amore abbia una durata limitata, tutto prima o poi finisce, forse perché le nostre emozioni, i nostri sentimenti cambiano con il tempo e noi guardiamo la vita in maniera differente. E allora perché ci sono persone che giurano amore eterno? A quale scopo? Che senso ha legarsi a qualcun altro per sempre? Vivo nella consapevolezza che tutto ha un inizio e una fine, sbaglio forse io?
Stefania, classe II

Cara Stefania,
«Prometto che ti amerò per qualche mese e poi aggiorneremo la situazione». Un innamorato che ascolta questa dichiarazione perde il proprio entusiasmo e non crede che il partner lo ami. In realtà, anche se intuiamo che una relazione potrebbe non essere duratura, non accogliamo un amore che non ci consenta di credere alla possibilità di proseguire in futuro. Sappiamo che il legame amoroso non accetta questo compromesso. La separazione dei genitori provoca grandi sofferenze e tu hai razionalizzato con parole adulte e mature la mutevolezza dei sentimenti umani. Anche Didone ed Enea si sono promessi amore eterno e poi sappiamo che Enea richiamato da Mercurio, messaggero di Giove, ha preferito seguire il proprio destino e che la regina di Cartagine si è uccisa. Se neanche gli eroi riescono a mantenere gli impegni d’amore, figuriamoci gli uomini comuni. Però non è sempre così. Ci sono uomini che si sono promessi amore eterno e, nonostante eventi dolorosi che hanno sbaragliato la linearità progettuale della vita, hanno intrecciato così fortemente l’esistenza che si sono accompagnati fino alla fine. Quanta tenerezza rivelano gli anziani alle feste di paese, quando uno dei due, un po’ curvo e con passi incerti, porta da mangiare all’altro; o quando raccontano del passato: una stessa luce attraversa i loro occhi per gli eventi positivi e un’ombra di tristezza vela contemporaneamente il loro volto per le perdite subite. Recentemente, una persona cara mi ha confidato che dopo la morte del marito non voleva più vivere: e non è un’esperienza isolata. Si tratta di uomini e donne che conducono vite normali. In questi giorni abbiamo anche ammirato l’amore di Dario Fo per la moglie Franca Rame, un amore duraturo. Le tue parole sono le parole di un adulto che giustifica le decisioni della vita e che si tutela dal dolore del naufragio. Tuttavia il cambiamento nell’uomo non è un fatto accidentale, ma strutturale; è inevitabile guardare la vita in modo differente nel corso degli anni, ma è possibile che il mutamento implichi un altro modo di considerare la stessa persona e non un altra. I sentimenti mutano nel tempo, ma questo non significa che si annullano e si esauriscono, ma che si trasformano ed evolvono. C’è certamente un’evoluzione che allontana, ma c’è anche un’evoluzione che accoglie le metamorfosi e consente all’inaspettato che si insinua in tempi diversi nella vita di ciascuno di essere integrato nella dinamica della coppia. Il sociologo Zygmunt Bauman afferma che siamo nella società dell’«amore liquido», dei rapporti affettivi precari, a tempo, e allora sentiamo spesso parlare di emozioni che si consumano e sentimenti che si esauriscono. Ma l’amore non è qualcosa che si consuma come un oggetto, perché l’amore è creativo e non corrosivo, non svuota (exhaurio), ossia non toglie (ex) all’altro, ma arricchisce. Platone nel “Simposio” scrive: «Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l'uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme. È allora evidente che l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio». Ci sono ancora oggi amanti che «passano la vita insieme», perché «l'anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire». Capita ancora. Anche in mezzo ad un mondo di relazioni abbozzate, legami fluidi e sguardi disincantati.
Un caro saluto,
Alberto

lunedì 27 maggio 2013

Perché non rispettiamo le scelte altrui?




Caro professore,
Da circa otto mesi non mangio più carne. Questa scelta è maturata in me già da alcuni anni, grazie all’incontro fortunato che ho avuto con due persone, due insegnanti che mi hanno fatto riflettere sul rapporto tra l’uomo e il cibo, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e gli animali e grazie ad un bellissimo viaggio in India nel 2010 con i miei genitori. In India ho potuto conoscere, almeno in parte, una cultura lontana dalla “nostra”, persone che pur avendo poco, quel poco te lo offrono, ma purtroppo spesso non hanno quasi niente. Questo viaggio mi ha fatto riflettere sulla drammatica sproporzione tra popolazione e risorse presente non solo in India, ma in molte realtà dell’Africa, del Sud America e in altre regioni dell’Asia. Non si tratta di una legge malthusiana per cui la popolazione aumenta in modo geometrico e le risorse incrementano con una progressione aritmetica, bensì di un profondo squilibrio nell’usufruire delle risorse tra i cosiddetti Paesi sviluppati e quelli sottosviluppati. Credo che un buon rapporto con il cibo e una misura nella fruizione di questo sia un piccolo passo che ognuno di noi può fare per iniziare a pareggiare i conti. Inoltre ho scelto di essere vegetariana, perché il mio mangiare carne non era un bisogno fisiologico, non era un fatto di sopravvivenza, dal momento che , fortunatamente, abbiamo a disposizione molti altri generi alimentari (verdure, cereali, frutta, formaggi...), ma solo un di più, un lusso, un piacere che mi chiedeva di far parte di un meccanismo che reputo irrispettoso nei confronti degli animali, sia per la modalità con cui questi animali in molti casi vengono allevati sia per la scelta di cui consumatore divengo co-autore, di privare un essere vivente della vita, solo per il mio personale piacere e non per presunta necessità di quella nota “catena alimentare”. Durante il pranzo di Pasqua (ma anche in altre occasioni) ho passato ore e ore a sentirmi dare dell’ “anormale”, a sentirmi porre domande – perché non mangi più carne, sei diventata pazza? – , senza che gli interlocutori fossero intenzionati ad ascoltare alcuna risposta. Ma perché questa incapacità di molti di ascoltare punti di vista altrui e di rispettare le scelte altrui? Perché dover sempre giudicare a priori?
Federica, classe IV


Cara Federica,
Il filosofo australiano Peter Singer, uno dei primi autori ad essersi occupato dei diritti degli animali, in “Etica pratica” [1979] 1989, riporta un curioso aneddoto riferito a Benjamin Franklin. Alcuni suoi amici stavano per cucinare un pesce appena catturato, quando nello stomaco del pesce ripulito venne trovato un pesce più piccolo. «Bene — disse a se stesso Franklin — se vi mangiate a vicenda, non vedo perché non possiamo mangiarvi noi». Singer, commentando il fatto e le successive argomentazioni di Franklin, scrive tuttavia che «Franklin testimonia più del suo amore per il pesce fritto che delle sue capacità dialettiche». A onor del vero, Benjamin Franklin divenne poi vegetariano e definì il mangiar carne come «un delitto senza giustificazione» compiuto contro gli animali. In ogni caso, la prima obiezione che viene rivolta a chi ha fatto la scelta vegetariana consiste proprio nel fatto che la natura ha programmato l’uomo per cibarsi di carne. Dunque, nessuno potrebbe essere accusato di scarsa sensibilità. Tuttavia, occorre notare che nelle scelte dell’uomo interagiscono natura e cultura. Ed è a partire dalla cultura che molte persone diventano vegetariane, in primo luogo, perché, come te, sentono di dovere riguardo verso le altre specie viventi e preferiscono scegliere alimenti eterogenei quando vi siano più alternative. L’obiezione di Benjamin Franklin viene confutata da Peter Singer, infatti egli fa notare che gli animali che si uccidono per cibo non sarebbero in grado di sopravvivere diversamente, mentre gli uomini possono decidere tra opzioni disponibili e riflettere sull’etica della loro dieta. Già, proprio così, c’è anche un’«etica della dieta», e proprio qui comincia la riflessione sul vegetarianesimo. Gli uomini possono maturare convinzioni nel rispetto degli animali, in quanto l’empatia con gli altri esseri viventi li muove ad una consapevolezza più ampia del valore della vita e per le specie non umane. Ovidio, nelle “Metamorfosi”, richiamando Pitagora, forse il primo filosofo vegetariano, definisce: «sciagurato» l’uomo «che scanna col ferro il vitello senza scomporsi ai suoi strazianti muggiti (XV, 465), o che ha il coraggio di sgozzare un capretto che manda vagiti come un bambino (XV, 466). Molte persone, tuttavia, faticano a capire. In questo caso agisce l’inerzia culturale: non si mette in discussione la tradizione, non si considerano le sofferenze indotte dall’uomo né i diritti degli animali. Spesso pigrizia, passività, indolenza e abitudine impediscono di comprendere che la realtà può essere cambiata con molti vantaggi collettivi. I tuoi parenti si comportano un po’ come la servetta di Tracia che irride Talete che cade nel pozzo. Guardando il cielo stellato, ella vede solo dei puntini luminosi che brillano nella notte, mentre Talete vede una realtà ancora inaccessibile: immagina la potenza della teoria scientifica in grado di prevedere le eclissi. La tua riflessione ci aiuta a riflettere sull’alimentazione consapevole e credo che anticipi comportamenti collettivi che saranno sempre più diffusi.
Un caro saluto,
Alberto

lunedì 20 maggio 2013

lunedì 13 maggio 2013

L'arte della meditazione



Christophe André, Dell’arte della meditazione, Milano, Corbaccio, 2012, pp. 304, euro, 26,00.

Christophe André è uno psichiatra che lavora presso l’Ospedale Saint-Anne, a Parigi. “Dell’arte della meditazione” è la traduzione del testo francese “Méditer, jour après jour”, un manuale pratico e poetico che ha l’obiettivo di condurre il lettore alla «piena consapevolezza di sé», un traguardo che avviene attraverso la comprensione razionale, il sentimento e un piccolo tirocinio. Il testo contiene deliziose riflessioni (pour comprendre) e bellissime immagini a colori di capolavori dell’arte pittorica (pour ressentir). Al testo italiano, tuttavia, manca il cd di esercizi (pour pratiquer), allegato invece all’edizione francese. (Christophe André - che ha una voce molto calma e suadente - usa infatti la meditazione anche come terapia per i suoi pazienti). Tale mancanza, per certi aspetti, sembra smentire la tesi di fondo del libro stesso (curiosamente, al cd si fa riferimento a p. 28, senza giustificarne l’assenza); infatti, la meditazione non è riducibile alla conoscenza, e dunque la semplice lettura - pur così indispensabile - senza la pratica non consente di ottenere completamente il risultato sperato. Tuttavia, Christophe André è molto bravo, anche solo con la riflessione scritta, ad avviare il lettore all’arte della meditazione. Attraverso l’analisi di 25 opere d’arte (da Rembrandt a Hopper, da Magritte a Doig) egli riesce a far comprendere come gradualmente ci si possa affrancare dalle parole, per passare da una dimensione cognitiva ad una sensitiva, affinché dal sentire si avvii un nuovo processo interiore. La coscienza si svuota e lo sguardo si colma: la coscienza si libera gradualmente dalle parole, si immerge nelle immagini, allenta la presa sulla realtà e disimpara a razionalizzare ogni cosa. Mentre lo sguardo, perdendosi a poco a poco nelle immagini, dopo aver liberato la mente dai giudizi affrettati e dalle riflessioni incalzanti, assimila la realtà come per osmosi. E così il lettore impara a dirottare l’attenzione, costantemente impegnata ad inseguire i richiami esteriori, alle innumerevoli ricchezze che popolano il mondo interiore. La «piena consapevolezza», secondo l’autore, consiste infatti «nell’intensificare la propria presenza nell’attimo, nell’immobilizzarsi per impregnarsene, anziché sfuggirlo o volerlo modificare mediante l’azione o i pensieri». Il libro è così bello che ci si ferma spesso, come per sentire nuovamente il profumo di un fiore appena colto, e poi si scopre che - quasi inconsciamente - la mano è portata a poggiarsi sulla pagina di sinistra per riprendere gli ultimi passaggi, perché l’occhio, costantemente abituato a correre, qui è costretto a rallentare. Così il movimento a ritroso serve ad impostare il tempo delle pause, a imporre una dilatazione del respiro. Grazie a questa continua fluttuazione, poco per volta si riduce la dicotomia tra io e mondo, fino a non sentire più la differenza tra interiorità ed esteriorità, come avviene nella brezza estiva, quando dopo lunghi respiri sopraggiunge una fusione tra il nostro respiro, dentro, e la brezza del mondo, fuori.
Un caro saluto,
Alberto

lunedì 6 maggio 2013

Segnali di felicità



Caro professore,
mi è capitato più volte di chiedermi cosa voglia dire essere davvero felici. Non capisco cosa si prova, nessuno mi dà un sengale, mi dice: «Ehi! Guarda che questo momento è importante, vivilo!». Ho sempre paura di non rendermi conto della felicità che alcune persone mi danno. Come se, nel momento in cui la vivo, fosse già scomparsa e, anche cercando di ricordare, non mi rimane che qualche fatto nella mente, niente che assomigli a quell'emozione. Mi chiedo, dunque, se è possibile dare una definizione alla parola "felicità", cosa dicono i grandi filosofi? La felicità è forse, solamente, il nostro modo per chiamare "un bel discorso ormai scomparso"?, oppure, quando sono felice ho dei segnali che però non riesco a comprendere?
Giulia, 2C

Cara Giulia,
Il filosofo italiano Salvatore Natoli ha scritto dei libri bellissimi sulla felicità. Ti consiglio la lettura di un breve libretto che ha pubblicato da poco, (Salvatore Natoli, L’educazione alla felicità, Roma, Aliberti editore, 2012, pp. 63, euro 7,00), e di cui ti racconto alcune linee di fondo.
Siamo abituati - e un po’ assuefatti - ad ascoltare profeti di sventure che del futuro evidenziano più i pericoli che le opportunità. E sono davvero molti gli autori (e anche i filosofi) che prediligono parlare delle minacce che la nostra epoca porta con sé. Il filosofo Salvatore Natoli, per fortuna, non appartiene a questo gruppo: sa bene che «siamo in una società dove il futuro non si presenta più come il luogo del progetto, dell'utopia, ma come luogo vuoto dell'incertezza (p. 20)», tuttavia si comporta in modo diverso da alcuni suoi colleghi; infatti, pur definendo il nostro tempo “l’età del rischio”, non ama esibire scenari tragici, ma si propone di insegnare a tutti, soprattutto ai giovani, come comprendere l’epoca attuale per affrontare il futuro. Si tratta di un’operazione che Natoli ha compiuto sistematicamente anche in altre opere recenti (Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio, 2010), e in questo libricino, che ha il respiro di una conferenza, egli ribadisce tuttavia alcuni concetti fondamentali. Partendo da una riflessione sull’“accelerazione della storia” (Blumenberg, Koselleck, Fusaro), e dai contraccolpi anche dolorosi che ogni cambio di epoca porta con sé, egli mostra come oggi si siano moltiplicate (o fluidificate) le età della vita e come sia difficile definire persino la giovinezza (“pressoché illimitata”). Se c’è stato un tempo in cui le tradizioni accompagnavano il succedersi delle generazioni, un tempo in cui l’obbedienza era una virtù e un tempo in cui non lo era affatto, secondo l’autore oggi si ha la sensazione che non sia tanto importante obbedire o disobbedire, ma «pervenire ad un pieno governo di sé pena la propria dissoluzione» (p. 26). Natoli è un esperto della riflessione sulla virtù, che tuttavia non intende come obbedienza a comandi esterni, bensì in senso greco come capacità di dare norma a se stessi per diventare liberi. Egli vuole insegnare ai giovani a non dissipare le energie, a distinguere tra il godimento (illusorio) e la soddisfazione (stabile), a differenziare l’iperstimolazione del desiderio (che impoverisce) dal governo delle proprie risorse che consente di raggiungere i propri obiettivi. Così insegna a non confondere la libertà con l’arbitrio e il fare con l’agire. Se la società richiede solo prestazioni, significa che il nostro tempo ha smarrito la distinzione tra il fare e l’agire, perché esige soprattutto il fare, ossia privilegia le abilità per produrre oggetti, mentre per condurre una buona vita è fondamentale recuperare l’agire, ossia la capacità  di dare direzione al proprio movimento nel mondo. Se i sentieri da percorrere non sono più quelli intrapresi dai genitori e non vi sono mete prefissate da raggiungere, significa che ognuno deve imparare a stabilire la propria meta e ad aggiustarla, dando senso alla propria direzione. Sapendo amministrare la propria potenza, i giovani possono nuovamente cogliere il momento opportuno (kairos) per agire nella vita. Per questo, il titolo del libro “L’educazione alla felicità” è perfetto, perché ricorda che solo riappropriandosi delle redini del proprio cammino è possibile costruire la felicità.
Un caro saluto,
Alberto